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La suggestione del chiostro e della chiesa

 

Il chiostro


Il chiostro del monastero si presenta nella classica forma quadrangolare, con in mezzo ciò che resta di un pozzo-cisterna spogliato, non si sa da chi, delle sovrastrutture in ferro battuto che un tempo lo ingentilivano e gli conferivano quella grazia che comunque conserva ancora, nonostante tutto, anche agli occhi del visitatore di oggi.


  

La chiesa


La chiesa invece, costituita da un’ampia navata con il tetto a capriate e da tre cappelle sul lato sinistro (originariamente ce n’erano altre due interne più due esterne), con altare rialzato e senza cripta, forse un tempo esistente e poi eliminata, come scomparsi risultano il campanile dotato di tre campane e l’imponente gradinata dall’ingresso principale del tempio.

 

Chiesa arco trionfale

 

Per quanto riguarda gli affreschi della chiesa, essi sono in buonpera parte di Scuola Lombarda, alcuni attribuiti a Vincenzo Foppa (Brescia 1427/30-1515 circa) o allievi, altri a un altro grande della pittura, Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone dal luogo di nascita (Morazzone, Varese, 1573-Morazzone? 1626) o alla sua scuola, altri ancora, come testimonia il cronista francescano dell’epoca Giuseppe Bernardino Burocco di Monza, a Pietro Maggi, pittore settecentesco chiamato “Maestro della Misericordia”.

 

I Furti


C’è però anche da dire che molti degli affreschi si trovano ormai nel grosso circuito del mercato clandestino di opere rubate. La tecnica dello “strappo”, usata da ignoti ladri specializzati, ha privato le volte dell’edificio di affreschi per svariate decine di metri quadrati di superficie. Fortunatamente i più importanti erano già stati “strappati” dal restauratore Sergio Meneghini di Bergamo (in questo caso con le debite autorizzazioni) e messi in salvo, su specifico suggerimento del critico d’arte Giovan Battista Salerno, nella sala consiliare del Municipio di Missaglia, che funge in tal modo anche da museo civico e alle cui pareti sono tuttora esposti.

 

Questi gli affreschi salvati:



“Madonna e figlio tra S. Bernardino da Siena e Antonio da Padova con la Famiglia dei committenti”, del Quattro/Cinquecento lombardo; “La carità”, di Pietro Maggi, pittore del ‘700.

 

“Madonna e figlio con S. Sebastiano”, affresco attribuito a Foppa o allievi;
“Morte della Vergine” (o della Santa),
attribuito al Morazzone o scuola;
“Lunetta dell’Adorazione”, in tre scomparti, opera attribuita anch’essa al Foppa;

 


I restauri del 2005

 

Nel 2005 la restauratrice Pinin Brambilla Barcilon ha portato alla luce nuovi affreschi settecenteschi, in particolare nell’ex refettorio del convento una splendida cena in casa del fariseo, con la peccatrice che lava i piedi a Gesù.


Pareti e volta del refettorio Lunetta a sud del refettorio

 


Sala Capitolare -TOTA PULCRA- Autori ignoti del 700

 

 
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