| Il processo ai frati |
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Dopo la soppressione degli ordini monastici attuata dai francesi nel 1798, i frati donarono molti mobili al conte Sormani di Missaglia, dodici candelabri alla chiesa di Missaglia e sei alla prepositurale di Missaglia. I quadri della Via Crucis furtono invece dati alla chiesa di Casatenovo. Altri materiali distolti dal convento furono la bascula, il torchio, l'orologio del campanile, i ferri del pozzo. Le autorità accusarono i frati per le "dilapidazioni che si facevano con manifesta sfacciataggine", e il commissario esecutivo intervenne ingiungendo a Lorenzo Sormani di restituire i mobili indebitamente sottratti al patrimonio della nazione. Lo strascico giudiziario continuò a Vimercate dove i frati vennero processati dalla locale pretura che sentenziò: "La criminosa impudenza con cui molti frati si sono arditi trafugare con grave danno della repubblica, si rende indispensabile che i rei vengano abbandonati al rigore della legge". Dopo qualche tempo i tre frati furono scarcerati e accolti nel convento di S.Angelo in Milano. E con questa triste vicenda si conclusero trecento anni di vita del monastero. Tratto dal libro P.L. CADIOLI p. 88-90 |